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Stop licenziamenti, sul tavolo la proroga al 31 gennaio

Ancora una proroga di sei settimane della cassa integrazione Covid per le imprese che a metà novembre avranno esaurito le 18 settimane di Cig del Dl Agosto e avranno così la copertura fino a fine anno. La misura sarà introdotta in un decreto ad hoc collegato alla legge di Bilancio che dovrebbe vedere la luce entro l’inizio di novembre per un costo di 1 miliardo. In aggiunta alle 12 settimane di cassa Covid per il 2021, coperte da 5 miliardi della manovra, gratuita per le imprese con una perdita di fatturato nei primi tre trimestri dell’anno, rispetto al 2019 (si ipotizza la conferma del 20%). Con la disponibilità a posticipare la fine del blocco dei licenziamenti dal 31 dicembre 2020 al 31 gennaio 2021, in corrispondenza con la fine dello stato d’emergenza. E l’avvio di un’interlocuzione congiunta anche con le imprese per definire gli interventi di politiche attive che serviranno per ricollocare quanti si troveranno senza lavoro.


Sono le proposte che i ministri dell’Economia Roberto Gualtieri, e del Lavoro, Nunzia Catalfo, hanno portato ieri sera al tavolo con i leader di Cgil, Cisl e Uil che però le hanno considerate insufficienti. Il negoziato è proseguito fino a tarda notte. Il tema della proroga della cassa integrazione Covid è strettamente legato al blocco dei licenziamenti in vigore dallo scorso 17 marzo. Il governo, consapevole che una nuova proroga generalizzata sarebbe a rischio di ricorsi per incostituzionalità della misura, sta studiando un graduale allentamento del blocco. Per quest’anno, finchè c’è la cassa Covid a disposizione i datori di lavoro non possono ricorrere a licenziamenti individuali per ragioni economiche o collettivi, a meno che non abbiano esaurito le 18 settimane concesse dal Dl Agosto (o lo sgravio contributivo). I due ministri si sono detti disponibili a spostare il blocco fino al 31 gennaio. Dopodiché, l’orientamento del governo, è quello di legare il blocco al solo periodo di effettivo utilizzo della cig Covid. Il decreto Agosto, ovvero il Dl 104 convertito nella legge 126, ha introdotto delle deroghe al blocco, in caso di cessazioni di attività, fallimenti o esodi incentivati frutto di accordi con i sindacati più rappresentativi.


Ma l’allentamento del blocco preoccupa i sindacati. «Finché dura l’emergenza occorre fare quello che è stato fatto quest’anno - ha detto il leader della Cgil, Maurizio Landini - e quindi prorogare almeno di 18 settimane il trattamento Covid e il blocco dei licenziamenti. Bisogna coprire da metà novembre fino al 21 di marzo». Sulla stessa lunghezza d’onda la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan: «Far andare di pari passo la cassa Covid con il blocco dei licenziamenti è necessario in assenza di politiche attive del lavoro e di una riforma degli ammortizzatori sociali. Dall’inizio dell’emergenza abbiamo perso 700mila posti di lavoro, non si possono allargare le maglie». Il numero uno della Uil, Pierpaolo Bombardieri, ha chiesto «al governo di non chiudere gli occhi, la crisi sociale è dietro l’angolo». Sul versante opposto le imprese lamentano come il permanere del blocco impedisca le ristrutturazioni aziendali e il normale turn over.


L’effetto del blocco è stato rilevato dall’Inps che nel quadrimestre marzo-giugno ha registrato un calo del 44% dei licenziamenti rispetto al 2019. In particolare i licenziamenti economici sono diminuiti del 72% nel secondo trimestre.

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