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CONGEDI PER MALATTIA: NORVEGIA E GERMANIA AL TOP, IRLANDA E GRAN BRETAGNA LE PEGGIORI


Quante “vale” una settimana di malattia in Europa? Se il lavoratore è norvegese o tedesco, l'equivalente di cinque giorni in ufficio: il congedo copre il 100% della busta paga ordinaria. Un po' meno fortunati i colleghi assunti in Gran Bretagna, Irlanda e Finlandia: l'indennità settimanale oscilla tra il 9% di Londra e lo 0 (zero) per cento di Dublino e Helsinki, dove gli indennizzi possono scattare solo dopo un minimo di sei e nove giorni di attesa.

È il gap tra politiche di protezione sociale che emerge da un report di Vouchercloud, piattaforma britannica per la ricerca di voucher che ha analizzato con uno studio autonomo i vari livelli di copertura delle sick leave (i nostri congedi di malattia). Il risultato è un ranking dove i paesi sono classificati secondo il doppio criterio di percentuale di stipendio coperta e retribuzione media annua. L'Italia? Si colloca a metà della rilevazione, con un grado di copertura che va dal 40% dello stipendio su scala settimanale all'85% della retribuzione mensile.

L'Europa degli indennizzi: da 100% a zero Cosa ci dice la mappatura del report? In cima alla graduatoria, escludendo Svizzera e Liechtenstein, spiccano paesi come Norvegia, Lussemburgo, Germania, Austria e Belgio: tasso di copertura dello stipendio del 100% sia a livello settimanale che mensile, con erogazioni pari alla cifra guadagnata per contratto e nessun giorno di attesa prima di far scattare le indennità. In Norvegia si può percepire così l'equivalente di quasi 800 euro mensili a settimana, in Germania un lavoratore in malattia ha diritto a una cifra pari al suo intero stipendio mensile (media di circa 2mila euro).

La percentuale non è comunque l'unico fattore a incidere sulla generosità delle erogazioni, perché la media può essere alzata o ridotta dallo standard degli stipendi. Da un lato, due culle del welfare come Danimarca e Svezia non raggiungono il 100% di copertura né a livello settimanale né mensile (Danimarca ferma a 76,56% per entrambi, la Svezia oscilla tra l'80% e il 95%), ma sono spinte in cima alla rilevazione dall'alto tenore dei redditi: un lavoratore in malattia a Copenhagen può percepire l'equivalente di 556 euro a settimana e 2.224 euro al mese, asticella che a Stoccolma si aggiusta sui 479 euro a settimana e 2.279 euro a livello mensile. Viceversa, indennità al 100% possono essere “sgonfiate” da medie di retribuzione inferiori a quelle dei vicini di casa. Malta offre un indennizzo totale per gli stipendi settimanali, ma gli standard di stipendio dell'Isola fanno sì che il risultato sia un assegno di soli 240 euro a settimana (e 478 euro al mese, anche se in questo caso il grado di copertura si è ridotto al 50%).

È la stessa proporzione tra indennizzi e medie retributive a inchiodare nelle retrovie paesi come Estonia, Slovacchia, Irlanda, Finlandia e Regno Unito. Nei primi due casi, la media è spinta all'ingiù da un modesto livello di redditi. Negli ultimi tre, sono le policy per il cosiddetto sick leave a rendere i Paesi così stretti nelle erogazioni ai dipendenti in malattia. In Irlanda gli indennizzi possono scattare solo dopo sei “waiting days”, giorni di attesa, con un grado di copertura che non va oltre il 12,4% su scala mensile (240 euro). In Finlandia l'attesa per ricevere un congedo si allunga a nove giorni, per poi incassare il 38,50% dello stipendio medio mensile (688 euro). Nel Regno Unito i giorni di attesa sono solo tre, ma la soglia degli indennizzi resta sempre sotto il 20%: 8,68% a livello settimanale (35,96 sterline) e 18,44% a livello mensile (305,7 sterline).

E in Italia? Nella Penisola, le indennità a carico dell'Inps scattano dopo il quarto giorno di assenza (i primi tre vengono considerati giorni di “carenza”) ed equivalgono a una copertura del 50% della retribuzione media giornaliera fino al ventesimo giorno di assenza e del 66,6% fino al tetto massimo consentito (180 giorni in un anno solare). Secondo una rilevazione svolta da Vouchercloud per il Sole 24 Ore, con l'attualizzazione dei dati relativi all'Italia, l'indennità effettiva per i lavoratori dipendenti equivarrebbe a 159.25 euro su scala settimanale (40% dello stipendio ordinario) e 1.353,59 euro su scala mensile (quota dell'85% rispetto alla retribuzione complessiva).

Perché gli indennizzi possono aumentare la produttività Con qualche eccezione, i Paesi che fanno meglio nella classifica Vouchercloud sono gli stessi che detengono alcuni dei primati europei per efficienza dei sistemi di welfare, bilanciamento vita-lavoro e tasso medio di produttività. Un caso? «In generale, i Paesi che fanno erogazioni più laute sono gli stessi che occupano i primi posti delle classifiche internazionali per efficienza del sistema di welfare e felicità sociale – spiega Ben Harrow, uno degli autori del report Vouchercloud – Non è proprio un caso, perché una buona politica sui congedi alimenta anche la produttività». In che maniera? Harrow sottolinea il collegamento diretto tra la possibilità di “staccare” dal lavoro quando se ne ha bisogno e una serie di vantaggi: qualità di vita più alta, minore rischio di indisposizione fisica e quindi un ritmo più intenso di produttività. Il nodo, a volte, possono essere i cosiddetti “waiting days”: se il lavoratore è disincentivato a richiedere un giorno di malattia perché non gode di copertura, dovrà attendere fino a che non si presenta l'occasione di un congedo più serio (e lungo). «Da alcuni dati che abbiamo analizzato, è emerso che i lavoratori che possono prendere anche brevi periodi di congedo tendono ad ammalarsi di meno e quindi essere più produttivi – dice Harrow al Sole 24 Ore – Viceversa, se sono costretti ad 'aspettare' rischiano solo di aggravare la situazione e a perdere più giorni di lavoro».


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